Cittadino - Cremazione
La cremazione non è più un tabù.
Oltre alla sepoltura a terra (inumazione) per minimo 10 anni e alla tumulazione in un manufatto cimiteriale (loculo, nicchia, tomba di famiglia o edicola funeraria) per almeno un ventennio, negli ultimi anni è aumentato sensibilmente il ricorso alla cremazione, ovvero la riduzione in ceneri del feretro, dei resti mortali o delle ossa, sia in occasione di decesso sia alla scadenza delle concessioni dei loculi.Un incremento dovuto non solo ai cambiamenti nell’atteggiamento verso il morire e la morte ma anche a motivazioni più rispettose dell’ambiente e di minor costo. Rispetto alla tumulazione in un manufatto e in alcuni casi anche all’inumazione, la cremazione risulta infatti più economica proprio perché non occorre prendere in concessione un loculo o allestire copri fossa.
Per essere cremati si può esprimere la propria volontà ai familiari o lasciare disposizioni testamentarie oppure iscriversi ad un’associazione per la cremazione (So.Crem.)
La normativa vigente attribuisce al coniuge o, in sua assenza, alla maggioranza assoluta dei parenti di grado più prossimo, la facoltà di decidere in merito alla cremazione del proprio congiunto.
Le ceneri possono quindi essere tumulate nel cimitero oppure affidate, su richiesta, ad un parente che si occuperà di custodirle.
Nel primo caso, è opportuno sottolineare che il regolamento di polizia mortuaria prevede la possibilità di collocare le urne anche in loculi nei quali vi sia già un feretro altrimenti nelle cosiddette “cellette” che si possono ottenere in concessione ad un costo molto ridotto rispetto al loculo.
Va peraltro ricordato che fu papa Paolo VI, con apposita bolla, ad autorizzare la cremazione con un’Istruzione del Sant’Uffizio datata 8 maggio 1963 perché «non tocca l’anima, non impedisce all’onnipotenza divina di ricostruire il corpo». In assenza di «motivazioni contrarie alla fede e purchè si creda nella risurrezione», la Chiesa non si oppone alla cremazione e concede le esequie ecclesiastiche, mentre rimangono «motivate perplessità di fronte alla prassi di spargere le ceneri in natura o conservarle in casa».
La Chiesa ritiene che «spargere le ceneri impedisca di esprimere in un luogo preciso il dolore personale e comunitario, estinguendo anzitempo il ricordo dei morti per effetto di mentalità panteistiche o naturalistiche».
Ad oggi, la media europea delle cremazioni al momento del decesso è del 36 % mentre quella italiana è del 10% con valori in continua crescita soprattutto nelle regioni del centro nord.







