Il comune

I villaggi stabilmente abitati, da cui si sviluppò Maserada, dovettero esistere fin dai primi secoli dopo Cristo, nel tratto di pianura alluvionale compreso tra la via Postumia romana ed il fiume Piave. La sua storia ed il suo territorio sono segnati dalle vicende legate a questo corso d’acqua ed alla antica via Postumia, tracciata dal console Spurio Postumio Albino nel 148 d.C.. In epoca tardo imperiale, nel luogo in cui questa via incontra il Piave, dovettero sorgere dei villaggi dove milizie e viandanti trovavano ristoro alle fatiche delle lunghe marce, prima di attraversare il fiume. La parte più fertile della campagna era coltivata dagli schiavi di qualche valoroso soldato premiato con la concessione di un podere. Spesso il passaggio degli eserciti portava saccheggi e distruzione.
Nel 1995, durante l’escavazione delle fondamenta per la costruzione di una abitazione civile nel centro di Maserada, sono stati rinvenuti monili di pasta vitrea appartenenti ad una fanciulla, di cui s’è recuperata parte del cranio ed i denti. Essi dimostrano, assieme a cocci di anfore ed embrici, la presenza di piccole comunità anche in epoca longobarda, nei secoli VI e VIIi d.C. Dopo il Mille, trascorso un lungo periodo di abbandono delle attività agricole, i terreni aridi ed incolti, tormentati dalle piene dei fiume, furono interessati da intense opere di bonifica ad opera dei monaci e di gente indigena. Alla località si attribuisce il nome di Macerata, o Maceriata, da cui Maserada, per l’aspetto dei territorio tormentato dalle piene e dalle inondazioni che lasciavano ciottoli, ovunque.

La bonifica dei terreni accumulava inoltre questi materiali al limite dei terreni coltivati, lungo i fossi: nell’un caso e nell’altro molte macerie caratterizzavano l’ambiente. Nell’anno 1231 papa Gregorio IX enumera il “vicus de Maceriata” tra le cappelle di cui veniva dotata l’Abbazia di Sant’Eustachio di Nervesa. Era un villaggio di capanne rustiche e casupole di sassi coi tetto di canne, ma dotato di una propria chiesa dedicata a San Giorgio, cavaliere e martire cristiano di origine orientale.

Il Comune di Maserada copre una superficie di circa 28,94Km/q con altitudine media di 34m slm.  E’ costituito dal  Capoluogo e dalle frazioni di Varago e Candelù, con una popolazione complessiva al 31 dicembre 2010 di 9.394 abitanti, così suddivisa:

  Maschi Femmine Totale Famiglie Convivenze
Maserada 2.477 2.609 5.086 1.973 2
Varago 1.140 1.371 2.781 1.131 1
Candelù 804 723 1.527 573 1
Totale 4.691 4.703 9.394 3.677 4

Varago

Non diversa la storia di Varago, borgo poco discosto da Maserada.
Qui un soldato-contadino, Varius, curava il podere (acus) assegnatogli nella propaggine sud della centuriazione romana che si estendeva tra la via Claudia Augusta, la Postumia ed il Piave.
Da qui il nome Varius-acus, Varago. Altri lo farebbero risalire alla ricchezza delle acque, variae-aquae, in questa terra ricca anche di boschi, come conferma un altro toponimo: Saltore (saltus).
Pare che durante il periodo comunale Varago venisse indicato come “Roveredo” dalla nota pianta dei boschi planiziali.
Varago, essendo meno esposto alle intemperanze del fiume, si sviluppò con maggior continuità, al punto da diventare “matrice” cui era assoggettata, tra le altre, la cappella di Maserada nelle ripartizioni amministrative ecclesiastiche nel tardo medioevo.
Dimorarono a Varago nobili famiglie veneziane e trevigiane, da cui emergono personaggi di rilievo come il notaro Giovanni, noto in epoca comunale, ed il letterato ottocentesco Jacopo Bonfadini.

Candelù

Seguendo il corso del Piave a sud-est di Maserada si incontra Candelù, terra anticamente coperta di canne palustri, cannulutu, appunto, o cane de ludo, ricca di acque sorgive, e di paludi fangose, con i relativi canali di drenaggio verso la Piavesella ed il Piave.
Per questa ragione taluni credono di poter sostenere la provenienza del nome a callis de luto, strada del pantano. Il villaggio si trovava proprio sul guado del Piave, dove i due rami del fiume si riuniscono a valle dell’isola di Papadopoli. Sull’altra sponda stanno Borgo Molino e Roncadelle, sul proseguimento della Postumia verso Oderzo e Trieste. Oltre alle aggressioni provocate dal passaggio di genti in armi, Candelù conobbe anche le frequenti devastazioni delle piene plavensi, almeno fino al compimento dei lavori di arginatura eseguiti sotto la guida dei veneziani. Fu prima linea durante la Grande Guerra. Si distinse allora, per coraggio e perizia, il giovane e minuto bersagliere di Candelù Giuseppe Voltarel, detto Manareta. Si infiltrò ripetutamente tra le linee nemiche e guidò lungo percorsi defilati alla vista le pattuglie ed i reparti d’assalto, nei momenti cruciali della battaglia finale. A questo valoroso soldato è dedicato un piccolo monumento accanto alla chiesa di Candelù. E’ sempre stato il polo agricolo del Comune e vanta capacità imprenditoriali nel settore della coltivazione della vite e della produzione di vini tipici: verduzzo, pinot, cabernet, ed altri.
Proprio a ridosso della riva destra del Piave sorge Salettuol il cui nome ricorda la ricca vegetazione di salici (salicetulum) che copriva le sponde del fiume ed ampi tratti del letto meno battuti dalla corrente.

Salettuol

Il Piave, che a Maserada si divide in due rami e raggiunge la massima larghezza, è un fiume a carattere torrentizio, alterna periodi di secca a improvvise e travolgenti piene. Per anni segue una direzione poi ne prende un’altra del tutto imprevedibile. La storia errante del fiume è stata la stessa del villaggio. Salettuol si è trovato sulla riva sinistra del fiume quando il Piave ha deviato verso il centro di Maserada, per poi ritrovarsi sulla sponda destra. Nei primi secoli del secondo millennio dipendeva dalla pieve di Negrisia, ma nel 1330 Salettuol appartiene alla cappella di Maserada, almeno fino al 1578, anno in cui viene segnalato tra le dipendenze di Cimadolmo. Solo dopo i grandi lavori di arginatura del fiume iniziati nel XVI secolo, Salettuol ebbe maggiore stabilità topografica. Bisogna anche considerare gli effetti delle piene che hanno ripetutamente distrutto il villaggio, ma non la tempra dei suoi abitanti i quali, passato il peggio, ricostruivano le loro case un poco più a sud o più a nord, ma sempre vicinissime alla riva del Piave. Di origine veneziana è il culto di San Rocco che prese il posto di san Giovanni Battista nel periodo delle pesti, alla fine del XV secolo.

La storia di Salettuol, come quella di Candelù, è segnata infine dal tragico evento della Prima Guerra mondiale. Per un anno, dal novembre 1917 al novembre 1918, lungo il Piave si combatterono due battaglie decisive, la prima per arrestare l’avanzata austroungarica, dopo la rotta del fronte a Caporetto, la seconda per la riconquista del terreno perduto, con l’attraversamento del fiume e la gloriosa marcia verso Vittorio Veneto delle truppe italiane ed inglesi del X Corpo d’Armata. La piccola borgata venne rasa al suolo, ma nuovamente ricostruita. A ricordo di quell’evento restano due monumenti, uno alla 7ª Divisione Inglese, l’altro ai fanti ed al 44ª reparto d’artiglieria della Brigata Caserta. Il Piave è fiume sacro alla Patria e, dal 1927, al nome di Maserada venne aggiunto “sul Piave” a memoria degli eventi tragici e gloriosi già ricordati. Nel 1966 il devastante straripamento del fiume demolì parzialmente i due monumenti che vennero presto ricostruiti sullo stesso sito.